SQUALIFICA, DISCONFERMA, MASS MEDIA E SOCIAL ENGINEERING

La Disconferma (o squalifica), è una situazione comunicativa pericolosa distruttiva e tossica. Si manifesta in modi chiaramente visibili sui mass media, sui social e purtroppo nelle interazioni personali, soprattutto in questo periodo.

Come riconoscerla, come fronteggiarla, da chi viene usata come tecnica consapevole, e con quali obiettivi.

DISCONFERMA E SQUALIFICA: CARATTERISTICHE

In qualunque tipo di interazione, c’è un livello comunicativo “di relazione”. Gli interlocutori si propongono a vicenda, definizioni della loro relazione, e ciascuno cerca di determinarne la natura.

Quindi METACOMUNICANO.

Per esempio, Tizio fa una domanda a Caio.

Caio non risponde alla domanda (livello oggetto), ma ad esempio, fa un commento, un giudizio, sul senso della domanda di Tizio, o più estesamente, sull’essenza di Tizio, o sul contesto. Quindi Caio commenta il ruolo e l’identità di Tizio: siamo al “livello di relazione”. Questo livello di comunicazione non è per forza negativo anzi è fondamentale.

Diventa negativo, pericoloso, e distruttivo, quando Caio attua la “DISCONFERMA” (o SQUALIFICA”).

La disconferma non è una risposta negativa, o un disaccordo, su quello che l’altro dice.

E’ una cosa molto peggiore. Infatti in una relazione l’impegno personale è sempre rivolto a proporre una definizione di sé (come io mi vedo, come sono), agli altri, e un’interpretazione della relazione in cui si è coinvolti.

Ognuno si rapporta all’altro, in modo che l’altro ratifichi, confermi, la propria definizione di realtà condivisa, l’accetti (consonanza). Al limite anche un disaccordo su un argomento, è comunque una verifica della propria identità personale.

La continuità e la sicurezza della definizione di sé, sono fondamentali per la stabilità emotiva e mentale.

Come detto, anche negare qualche aspetto della definizione proposta, o criticare in toto quella definizione di sé, proponendone un’altra, fa parte del processo di creazione dell’identità.

Con la DISCONFERMA si fa qualcosa di molto peggiore della “contestazione/negazione”.

Mentre una replica esplicita “Hai torto”, è chiara, e apre un confronto o anche una lotta su fatti concreti, la Disconferma, esprime il messaggio “TU NON ESISTI COME ENTITA’ AUTONOMA, INDIPENDENTE, CAPACE DI FORMULARE GIUDIZI SU TE STESSO E QUALSIASI ALTRO”.

In sostanza. “tu non hai significato”.

La disconferma non risponde direttamente alle affermazioni riportate dall’altro, non contrappone un discorso diverso su quanto è detto.

Pone in crisi la validità di chi ha parlato (non il cosa dice).

Fa intendere che tutto quanto l’altro ha detto, e anche quanto potrà dire in futuro, non ha valore, in quanto è proprio lui che non ha valore.

La disconferma si esprime, mettendo in ridicolo o in dubbio il modo di essere di un individuo, e perfino il suo “diritto di essere-qualcosa”.

La simulazione, la mistificazione, l’inganno, le risposte tangenziali, l’’Argomentum ad Hominem’ e l’’Argomentum ad Baculum’, il disprezzo, sono mezzi tipici di disconferma. Anche il non rispondere, il non guardare, il non prestare attenzione, il mettere continuamente in ridicolo, il trascurare di sapere cosa un soggetto provi (io la chiamo l’”anti-empatia”).

Soprattutto, chi disconferma, adotta interpretazioni non criticabili, ridicolizza e mette in dubbio, nega le qualità di una persona, e perfino, i pensieri dell’altro, e i suoi messaggi vengono spogliati di validità.

Come si fa, per esempio, correggendo in continuazione quello che l’altro dice, cosi che la persona subordinata vede riproporre sempre una cosa diversa da quello che intendeva dire.

Una parafrasi e riformulazione abile oggetto di distorsioni e censure, porta a questo risultato distruttivo. Così come la manipolazione del contesto.

Solo quando l’altro dice ciò che ci si aspetta, allora riceve segnali di approvazione e di stabilità.

Questa situazione lo induce a identificarsi nell’altro-disconfermante, per evitare il dolore della disconferma.

La squalifica porta quindi alla ricostruzione di un’identità vicaria, identificandosi in ciò che l’altro vuole, fa e dice.

La squalifica delle capacità di un soggetto di costruirsi un’identità personale, ha l’effetto di creare una persona indecisa, incapace di strategie personali di comportamento, in un perenne stato di dipendenza. Si dipende dall’altro per “esistere”.

Rispetto al messaggio “hai torto”, la disconferma è quindi meno diretta, e avviene attraverso moduli non immediatamente conflittuali, ma che se abilmente costruiti e ripetuti, possono mandare in pezzi l’identità della persona, non più in grado di padroneggiare il rapporto con gli altri, se stesso e la realtà.

Non per niente, la disconferma sistematica viene lucidamente usata in alcune fasi del BrainWashing o negli interrogatori distruttivi.

La disconferma viene molto bene, in due casi:

· se uno dei due ha un rapporto di autorità (un tutore della legge, un amministratore di un gruppo social, un datore di lavoro…)

· se la vittima, è in forte rapporto emotivo con l’altro-disconfermante.

LA DISCONFERMA NELLA VITA QUOTIDIANA

Tutto questo discorso, per evidenziare quanto in questo periodo soprattutto, sia utilizzata la “Disconferma” (o squalifica), nei seguenti casi:

– Censura o cancellazione totale di gruppi social scomodi, o di opinioni scomode;

-Il commento tipo: “tu non sei laureato in.” o “tu che lavoro fai”… “solo io posso parlare”…

-Il venire “bannati”

-“tu non hai diritto di esprimere l’opinione perché io decido cosa è degno”

-“tu non hai diritto di esprimere opinioni, se sai qualcosa che può essere un reato, fai un esposto in procura” (argomentazione sottile ma potentemente fallace per altri motivi che discuterò in seguito).

-sul lavoro, situazioni di mobbing.

COME USCIRNE e PROFILING TIPO DEL DISCONFERMANTE

Come uscirne:

· prima di tutto riconoscendo già agli inizi, la situazione in cui ci si trova, perché può evolvere in una cosa ancora più pericolosa: il “DOPPIO LEGAME” (DoubleBind); poi

· metacomunicando, quindi evidenziare i processi di disconferma altrui, e riportare il confronto sui piani dei contenuti. Questo purtroppo funziona di rado, soprattutto con provocatori professionisti. MAI lasciarsi impigliare nella trappola disconfermante dell’altro, MAI cadere nella provocazione.

· Oppure abbandonando la conversazione.

Purtroppo la disconferma viene usata secondo me, con fini di Social Engineering e contrastarla in questo caso è ancora più difficile.

Si tratta comunque di interazioni tossiche e da quello che vedo, portata avanti non sempre consapevolmente, da personalità fortemente disempatiche, narcisiste, con tratti borderline, antisociali e schizofrenizzanti, quindi francamente pericolose. Per questo secondo me l’ultimo punto va adottato, se non si ha energia per invalidare le squalifiche.

IL CHUNKING

Un altro tipico processo di squalifica che ho dimenticato ma vedo spesso è il “Chunking Down” (PNL).
Per esempio, fissarsi ed evidenziare un dettaglio decontestualizzandolo es. una singola parola, o un errore di battitura, insistendo all’infinito per denigrare l’altro: anche questa non è un’argomentazione.

Ci sono dei metodi per ritorcere la *Magia Nera* della squalifica contro chi la compie e questo richiede prima un esame del profilo dello squalificatore e dei suoi contatti (anche su più social), per potere “utilizzare” poi quanto segue.

Esempi:
– Uso del “canale nero” della comunicazione (PNL) e del Mismatching, poi mettere a punto e attuare delle Contro-Squalifiche
-Domande chiuse
-Domande retoriche
-Domande guidanti
-Illusioni di alternative e doppi legami
-Domande a imbuto
-Domande a spirale
-Continui cambi di focus (Chunking Fown e Chunking Up della PNL, in opposizione simmetrica ai corrispondenti dell’altro: se l’altro si fissa sul dettaglio tornare al generale, e vice versa)
-Continui cambi di setting relazionali (la pseudo complementarità e il ricalco sono i migliori)
-Incrociare sempre le Transazioni, in particolare usare le Transazioni Angolari e i contro-giochi (AT: Eric Berne)
-Uso in generale, delle violazioni del Metamodello, del Milton model, e la violazione dei livelli di astrazione (Gregory Bateson)
-I paradossi ristrutturanti
-Manipolazione del principio di impegno e coerenza (R. Cialdini)
-Il collasso di ancore verbali
-Le fallacie logiche e i falsi sillogismi (abduzione)
-La creazione di un terzo profilo Fake da far intervenire nella discussione e creare così una specie di Strange Situation o qualcosa di simile ad un’Ordalia di Jay Haley (quest’ultima soluzione richiede un notevole impegno da dissociati perché si opera anche con una seconda identità).

Queste cose sono solo esempi di tecniche, ma non vanno da sole: vanno combinate in strategie e in sequenze di tecniche e richiedono un enorme self control.

Autore:

Francesco Volta

Riferimenti principali:

  • Pragmatica della Comunicazione Umana – Watzlawick, Beavin Jackson
  • Verso una teoria della Schizofrenia – Gregory Bateson
  • Per un’ecologia della comunicazione – Paolo Borsoni (Circolo Bateson, 2016)
  • British Interrogation Techniques During The Second World War – Sophie Jackson
  • Mindfucking, Come fottere la Mente – Stefano Re

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